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LA PSICOANIMAZIONE

Che cos'è la

PSICOANIMAZIONE?

La psicoanimazione è una metodologia di intervento socioculturale e psicopedagogico ad approccio olistico ed interdisciplinare che si colloca nell'ambito della Psicologia Umanistica, riconoscendosi appieno nei suoi principi fondanti.

 

Un metodo che recupera l’originalità e la potenzialità del pensiero creativo infantile per arricchire la capacità relazionale.

La terapia a mediazione creativo-corporea denominata psicoanimazione, dare anima all'anima, da anni studia l’ontologia e le forme del pensiero dell’uomo.

 

L’attenzione è rivolta alle radici del pensiero che affondano nell'infanzia e, soprattutto, al pensiero laterale, quello creativo, alle sue modalità di comunicazione e alla sua progettualità.

CIÒ CHE IMPARIAMO DA BAMBINI

Da bambini impariamo che la mela, la pera, l’uva, l’arancia appartengono tutti alla stessa categoria, quella dei frutti. Da bambini impariamo anche che il sorriso, una parola dolce, uno sguardo attento e sereno, un abbraccio, una carezza, un regalo possono rientrare all'interno della categoria affetto. Impariamo che possiamo fidarci di chi si comporta così con noi.

Ma se da bambini osserviamo un digrignare di denti, sentiamo un urlo, siamo colpiti o schiaffeggiati, minacciati o aggrediti, impariamo che questi elementi fanno parte della categoria pericolo e quindi ci difendiamo, aggredendo, fuggendo, negando il problema, facendo finta di niente, meditando vendetta. Se la nostra infanzia è caratterizzata da eventi e rapporti positivi, le basi del nostro pensiero, le fondamenta della nostra esperienza nel mondo porteranno le tracce e i segni indelebili, sia nella mente sia nel corpo, della positività della vita. Il bambino, che si sente appagato nei suoi bisogni primari, che si sente sicuro, accettato, compreso e amato, ha sperimentato e porta nella memoria il pensiero che la vita può essere bella.

LE RADICI 

DEL NOSTRO CARATTERE

Lo studio e le ipotesi sui

PROCESSI DI PENSIERO.

IL MANIFESTO

Già negli anni ‘30 lo Psicologo sovietico Vygotskij dimostrò che processi di pensiero, quali l’analisi o la generalizzazione dell’esperienza, alla base di ogni atto intellettuale, sono strettamente legati al linguaggio.

Vygotskij sottolineò che il significato della parola si sviluppa durante l’infanzia. Il bambino inizialmente raccoglie gli indizi concreti che riceve dal mondo interno ed esterno a sé, quindi sviluppa la capacità di formulare e di ipotizzare categorie astratte ed insiemi di categorie.​

La stessa ipotesi sullo sviluppo del pensiero e delle idee fu formulata da Piaget che giunse ad analoghe conclusioni pur muovendo da posizioni teoriche e sperimentali completamente diverse. Piaget formulò la sua teoria sugli stadi di pensiero attraverso l’osservazione attenta e sistematica dei bambini durante la fase dello sviluppo e nelle loro interazioni con l’ambiente.

Le osservazioni di Piaget consentono di affermare che inizialmente il bambino sviluppa e possiede delle matrici, degli schemi, delle mappe che riflettono e classificano situazioni reali, che Luria definisce pensiero situazionale.

Più tardi queste matrici vengono lentamente e gradualmente sostituite ed integrate da matrici astratte, che tengono presenti le relazioni di comunanza tra oggetti, eventi, situazioni, esperienze, mediante ciò che viene definito pensiero categoriale.

LA COMUNICAZIONE

TRA ADULTI E BAMBINI

I modelli educativi che guidano il rapporto tra adulti e bambini sono spesso elaborati e proposti secondo gli interessi e gli obiettivi degli adulti. I bisogni e i desideri dei bambini vengono ritenuti irrazionali, strani. I capricci dei bambini, di ognuno di noi da bambino, sono il classico esempio di richieste che l’adulto considera immotivate ed eccessive. Il bambino capriccioso deve, quindi, essere corretto, contenuto, punito.


Ma dietro a una richiesta non esaudita si cela già un rapporto domanda-risposta alterato. La strada che può ristabilire l’equilibrio nella comunicazione adulto-bambino non può che prendere in considerazione entrambi i protagonisti. E. Berne nel suo libro “A che gioco giochiamo?” sottolinea che i giochi di relazione si giocano almeno in due, per definizione.


Consideriamo l’atteggiamento del genitore che si occupa e preoccupa del proprio bambino unicamente o principalmente quando il piccolo sta male o mostra sofferenza.


La malattia del bambino genera l’attenzione del genitore più della sua salute e questo, con buona

probabilità, indurrà il bambino a coltivare, attendere e prolungare i suoi momenti di malessere, perché creerà associazioni di pensiero come: malattia – compagnia; salute – solitudine; malessere – attenzioni particolari; salute – puoi fare da solo.


Ma il bambino, ognuno di noi da bambino, ha bisogno di essere sostenuto, curato, incitato, accompagnato nella crescita, ha bisogno di protezione e di modelli in cui identificarsi. Ha bisogno dei grandi per diventare grande, ha bisogno di sentirsi protetto e importante perché possa riconoscere e sviluppare in sé l’idea, il pensiero, il sentimento, il significato del suo vivere e del suo diritto di esistere.

PERCHÈ

LA PSICOANIMAZIONE

Le fasi del

CAMBIAMENTO

Le esperienze dell’infanzia creano le basi del nostro carattere e della nostra personalità, come un edificio che può innalzarsi e svilupparsi, in altezza e in larghezza, a seconda delle fondamenta e del terreno su cui poggia. Possiamo paragonare l’edificio alla vita, le fondamenta all'esperienza infantile e il terreno all'ambiente che ha circondato la nostra infanzia, soprattutto nel rapporto con i nostri genitori. Le nostre radici, quindi, condizionano e determinano il nostro essere adulti.

Se l’infanzia è stata positiva, sana e bella, l’adulto sarà aperto alle esperienze positive verso se stesso e verso gli altri, disporrà di energia, interesse e sarà empaticamente disposto verso gli altri. Se la preadolescenza e l’adolescenza hanno visto genitori, educatori, insegnanti e parenti adulti, al nostro fianco, come guida sicura, contenitiva, competente, disposta a crescere mentre i bambini crescono, i problemi più gravi e, soprattutto, il disagio psichico, saranno evitati.

Laddove il mondo e le dinamiche infantili invadono la condizione adulta alterandola e nevrotizzandola, è necessario rimediare con la crescita. Essa avviene soltanto quando il soggetto si conosce e può specchiarsi interamente sia come bambino sia come adulto. Ma l’analisi e la chiarificazione dei vissuti infantili e di come questi si ripropongono nella vita adulta non è l’obiettivo finale della psicoanimazione.

Analisi e consapevolezza sono unicamente l’inizio di un processo terapeutico che ha come obiettivo la realizzazione individuale, e/o collettiva, di un rapporto armonico con se stessi e con l’ambiente. La metodologia della psicoanimazione, perciò, segue un percorso che si snoda attraverso cinque fasi successive che dal vissuto individuale e familiare portano gli individui ad aprirsi alla condivisione, al sentimento e al riconoscimento della socialità.

1) Fase del radicamento o delle radici: Prevede una raccolta di dati attenta e articolata del soggetto intorno a se stesso, al suo ambiente familiare e sociale, alla sua realtà infantile e attuale.

2) Fase, dell’elaborazione critica: Prevede l’analisi individuale e/o collettiva, della ricerca condotta precedentemente. È una fase di riflessione di decodificazione ed organizzazione del materiale raccolto.

3) Fase dell’elaborazione creativa: Le tracce e i ricordi di esperienze passate o recenti vengono rielaborati in forma nuova per la creazione di un diverso modo di essere e di comunicare.

4) Fase del progetto: prevede la trasformazione in progetto dei risultati ottenuti.

5) Fase del feed-back: viene proposta una verifica, un confronto, uno scambio sull'esperienza fatta e sul progetto. Il soggetto o il gruppo mostrano il nuovo prodotto agli altri e ne ricevono informazioni: sensazioni, emozioni, vissuti, idee, pensieri… Tutto ciò può stimolare un nuovo ciclo, un nuovo processo di attività psicoanimatoria.

L'importanza della

PRODUZIONE CREATIVA 

La Psicoanimazione ha come momento centrale la produzione creativa perché, se gli obiettivi di questo processo sono il cambiamento, la trasformazione, la crescita, non è sufficiente riconoscere e portare alla consapevolezza le cause del malessere psicoaffettivo o psicofisico. È fondamentale elaborare una soluzione, sperimentarla e verificarne i risultati (vedi una delle tecniche centrali della psicoanimazione: Soluzioni di vita).


Solo un’esperienza positiva, nuova e consapevole, volontariamente e ripetutamente cercata, costruita e vissuta, può servire ad elaborare e risolvere la ferita dell’infanzia. L’antico pensiero tracciato dolorosamente nella memoria del corpo, della mente e dell’immaginario può essere integrato e sostituito da un nuovo pensiero, da una nuova traccia che porta i segni di una soluzione realmente sperimentata, non più solamente sperata o fantasticata. Per poter elaborare nuove soluzioni dobbiamo fare appello al pensiero creativo. Un pensiero anticonformista, al di fuori degli schemi, originale. Un pensiero del tutto simile al pensiero dei bambini, capace di rivedere e riutilizzare, in forme nuove e diverse, gli elementi della vita di sempre.

Come recuperare il 

PENSIERO BAMBINO

Ma il Pensiero Bambino è spesso lontano, nascosto, sommerso nella mente e nell'animo degli adulti. Così, in psicoanimazione, sono state elaborate e messe a punto 77 tecniche che costituiscono uno strumento di approfondimento, di scoperta, di crescita per tutti coloro che hanno difficoltà ad esprimere il loro pensiero creativo, che sono ingabbiati nell'antico dolore e che, inconsciamente, sono costretti a ripetere vecchi copioni mai risolti. Ciascuna di queste tecniche, articolata secondo le fasi precedentemente esposte, utilizza i diversi linguaggi della comunicazione e dell'integrazione sociale.


Gli studi di psicologia sperimentale e delle scienze dell'educazione hanno dimostrato che ognuno di noi è sensibile, in maniera differenziata, ai vari canali di comunicazione: c'è chi predilige il canale uditivo, chi quello verbale, chi quello visivo, chi quello tattile. Utilizzando tutti i linguaggi lo psicoanimatore riesce a entrare in contatto con i singoli o con i gruppi in maniera autentica. Utilizzando nuovi linguaggi, come quelli legati alle moderne tecnologie, i soggetti o i gruppi possono sperimentare forme di comunicazione diverse e arricchire le proprie capacità relazionali.

Tutte le tecniche della psicoanimazione sono riconducibili a tre livelli:


1) Sensomotorio e psicomotorio, come il giocodramma, i percorsi sensoriali, i percorsi psicoanimatori, la pantomima, la musicoterapia, la danzaterapia ecc.. 


2) Pittorico, plastico, figurativo, filmico, fotografico, come l'uso del colore, di maschere, murales, pittura, manifesti, scenari, collages, sculture, fotografie, filmati, album, trasformando materiali per ottenere oggetti d'uso. 


3) Simbolico verbale e scritto, come l'ansiodramma, la narrativa individuale e di gruppo, la spettacolarizzazione, il teatro didattico, la drammatizzazione, l'animazione teatrale, la diarizzazione, la scrittura automatica, la fiaba analitica.

Su queste basi poggia l'elaborazione metodologica della psicoanimazione-terapia a mediazione creativo corporea che si ispira e si collega alla psicologia umanistica Americana, Europea, Italiana e che elabora ed integra l'impostazione teorica e metodologica dell'animazione culturale francese ed italiana, dello psicodramma e del sociodramma Moreniano.


Recuperare il Pensiero Bambino, illuminare l'infanzia, significa, in psicoanimazione, decodificare, analizzandoli, gli scenari (gli schermi) che hanno caratterizzato la vita infantile collegandoli a quelli che caratterizzano la vita adulta.sa dentro di noi. 

L'origine del 

MALESSERE

L'infanzia è attesa di eventi luminosi e lieti, eroici, santi e belli. Ma se l'infanzia è stata buia, triste, grigia, spaventata, non vi sarà drago, fantasma o mostro all'improvviso sconfitto: nessuna luce, l'adulto cresce ma, dentro di lui, il bambino aspetta murato nel semisonno dell' attesa. Aspetta che l'infanzia sia magica, bella e santa. Bisogna illuminare l'infanzia per farlo crescere. Il malessere psicofisico di molti adulti è il malessere del bambino che l'adulto porta in sé, ancora impaurito, sospettoso, insicuro.


Il bambino dentro di noi desidera che il problema infantile sia risolto e, quindi, spinge l'adulto a ricercare situazioni analoghe, nella speranza e nell'illusione di risolverle. Un bambino che ha avuto genitori poco attenti, anaffettivi, disturbati, in conflitto tra loro, potrà essere un adulto attratto da persone che si mostrano interessate a lui, spinto dal desiderio e dall'illusione di riuscire finalmente a suscitare negli altri sentimenti di affetto e di tutela. In questo suo sforzo potrà raggiungere il suo obiettivo conquistando l'attenzione dell'altro, oppure cadere in un ulteriore fallimento che potrebbe aggravare il suo senso di solitudine.
Ma la nuova conquista sarà, comunque, una copia, un sostituto dell'originale e, a lungo andare, non potrà comunque sanare l'antico vuoto.

Informazioni utili.


Nella vita quotidiana riconosciamo gli oggetti e li raggruppiamo in categorie astratte. Altrettanto utile è rapportarci a noi stessi, agli altri e al mondo nel modo che ci appartiene e che conosciamo bene, in quel modo tutto nostro che possiamo definire carattere. 

Informazioni inadeguate.
Ipotizziamo però che qualcuno ci abbia fornito, anche attraverso l’esempio, un'informazione errata: ad esempio sull'uso delle posate, ci abbia educato cioè a non impugnare le forchette con tutta la mano. Nel momento del confronto con gli altri, ad esempio a scuola, noteremo che il loro comportamento è diverso. Ormai però a noi viene spontaneo e più comodo usare le posate come ci è stato insegnato. Da bambini possiamo essere stati educati a diffidare degli altri, ad avere attenzione ai nostri bisogni solo nei momenti di sofferenza, a pensare che valiamo poco, che nessuno è interessato a noi. Da adulti possiamo notare che altri adulti si fidano, sono allegri, prendono la vita diversamente. Concludiamo, però che ormai siamo fatti così, è il nostro carattere.  La rigidità del pensiero adulto, invece, può essere superata e risolta recuperando e stimolando in noi il Pensiero Bambino, la voce di quella parte bambina che è racchiusa dentro di noi.